Santa Dinfna | la “santa follia” / 2

Patrona di pazienti con patologie mentali, operatori sanitari che si occupano di patologie mentali, vittime di stupro e incesto, indemoniati e sonnambuli

Vorrei iniziare questo articolo con il racconto di come ho conosciuto Santa Dinfna di preciso ma la realtà è che, ehm, non me lo ricordo…

… cioè, non di preciso. Potrebbe essere che io abbia scritto su Google per la 700esima volta “santi patroni malattie mentali” e che sia venuta fuori… solo che… perché non era successo prima? Vai a capire…

Una cosa però la ricordo benissimo, sono rimasta letteralmente scioccata quando ho scoperto che Lucia di UnaPennaSpuntata avesse già scritto un articolo su questa santa. Che io non avevo mai letto. E sono anni che la seguo. E, ancora peggio, l’ho martoriata diverse volte con questa storia dei santi protettori dei pazienti con patologie mentali. Come ha fatto a sfuggirmi? Voi, che siete sicuramente più attenti di me, il suo articolo potete trovarlo qui.

Bando alle ciance… forse è il caso di introdurre la figura di Santa Dinfna.

Breve agiografia

Santa Dinfna, secondo il breve lavoro dal titolo “Geel e Santa Dinfna, una secolare tradizione di assistenza psichiatrica” di Francesco Saverio Bersani, Jacopo Riboni, Elisabeth Prevete e Luca Borghi, è vissuta all’incirca nel VII sec. e la sua Passio viene raccontata in uno scritto di Petrus Cameracensis chiamato “Vita Sanctae Dimpnae”. Figlia di un re pagano e di una regina cristiana perde improvvisamente la madre. Il padre, per reagire al lutto, manda a cercare nel regno una nuova moglie del tutto simile alla precedente, tuttavia non la trova. Per questo i suoi soldati gli consigliano (non ho ben capito sotto l’effetto di quali allucinogeni…) di sposare sua figlia, visto che somiglia così tanto alla madre. Un padre normale avrebbe dovuto essere orripilato da quella idea (e farsi due domande sul suo esercito…) ma sfortunatamente per Santa Dinfna, il suo di padre perse completamente il senno e iniziò a corteggiarla in tutti i modi, sino a cercare di costringerla a sposarlo… e ad avere rapporti incestuosi.

Dinfna, nonostante la giovane età, capisce subito la gravità della faccenda e, oltre a non voler acconsentire a quella pratica barbara, desidera preservare anche la sua virtù cristiana. L’idea migliore che le viene in mente è quella di scappare di casa, con l’aiuto del parroco che la segue spiritualmente. Decidono di spingersi verso Anversa e di stabilirsi nel piccolo borgo di Geel… ma il re li trova. A quel punto, Dinfna si rifiuta ancora e categoricamente di sposarlo… e lui decapita lei e il parroco. Non un modello in gestione della rabbia ed empatia, insomma.

Il culto

Ad oggi possiamo dire che le fonti storiche su Santa Dinfna non siano attendibilissime, tuttavia il culto che è scaturito dovrebbe farci riflettere. Nel Medioevo, infatti, ella viene ritenuta una vergine e martire che può fare da esempio per essere sfuggita all’incesto, all’idolatria e al peccato… e a un padre che, date le poche conoscenze medico-psicologiche del tempo, non si capiva se fosse folle o indemoniato o tutti e due (e per molti era comunque la stessa cosa…). Per questo motivo il suo martirio viene associato alle guarigioni dalle malattie mentali e dalle possessioni e si ricorda il 30 maggio.

Interpretazione psicodinamica

Petrus Cameracensis non si limitò a fare una cronistoria della santa, ma fece da essa scaturire delle profonde riflessioni psicodinamiche sul desiderio incestuoso tra padre e figlia, affermando che potesse essere alla base della psicopatologia, anticipando – almeno in parte – le considerazioni del complesso di Edipo che avrebbe fatto poi Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi. Altri studiosi hanno applicato alla vicenda i paradigmi kleininiani sulla trasformazione del sesso distruttivo in sublimato, ma ciò che ancora è più interessante è il collegamento tra Santa Dinfna e le conseguenze psicologiche degli abusi sessuali di Judith Lewis Herman (1981):

Come molte donne martiri, Dinfna aveva resistito allo stupro, al matrimonio forzato e
all’incesto a costo della sua stessa vita. […] Risulta appropriato che la santa patrona delle
persone affette da disturbi mentali sia una vittima di incesto. Nessuno può capire meglio di una ragazza vittima di incesto cosa significhi venire sottoposto a un tormento psicologico. Nessuno può capire meglio di una ragazza vittima di incesto cosa significhi diventare orfani, lasciare troppo presto la propria casa, vivere come un estraneo, sentirsi esiliato dalla società. Per coloro che si sentono gravati da segreti indicibili e che hanno smesso di credere nella comprensione degli uomini, santa Dinfna rappresenta la testimonianza a livello fiabesco del fatto che queste esperienze sono state già vissute da molte persone prima di loro. Questo libro è dedicato a tutte quelle eroine, che non possono essere ricordate tramite i loro nomi, che sono state vittime di incesto, le Cenerentole e le Dinfne dei giorni nostri.

Judith Lewis Herman
Il Foglio Psichiatrico

Trattamenti d’avanguardia in psichiatria

Il martirio di Santa Dinfna ha però portato molto frutto. In che senso? Non solo è una santa vicina ai pazienti psichiatrici, ma grazie a lei si è creata anche una forma decisamente moderna di assistenza psichiatrica per tutti i bisognosi che si recavano a Geel.

In cosa consiste? Sinteticamente, in una soluzione diversa dalle rigide istituzioni che erano i manicomi e gli ospedali psichiatrici: coloro che sono affetti da queste patologie vengono seguiti sì in ospedale ma prendono anche parte a un progetto grazie al quale possono essere inseriti in una famiglia che li adotti, in cambio di piccoli servigi quotidiani nell’orto o nella casa e di un compenso per la stessa. Quello che è presente a Geel è un vero e proprio villaggio “a misura di paziente” che fa da “cuscinetto” prima del vero e proprio inserimento in famiglia. Ciò è stato anche di ispirazione per la nascita del progetto I.E.S.A. a Torino.

Questo modello non è certo passato inosservato in psichiatria, tant’è che nel libro “Lettere a Theo”, che raccoglie lo scambio epistolare tra Vincent Van Gogh e suo fratello, si comprende come anche al grande artista fu proposto di andare a Geel, ma egli rifiutò. Nel documento di Bersani et al. si specifica comunque che molte sono state le criticità sottolineate: non tutti i pz. riescono a vivere in un ambiente così “stretto” come la famiglia (e quindi necessitano di un ricovero vero e proprio) e non tutte le famiglie sono predisposte ad avere una persona con questi bisogni in casa. Non mancavano le famiglie che portavano i pazienti a Geel e non si facevano più vedere: è lo stesso Michel Foucalt a parlarne, parlando della cittadina come:

«luogo di pellegrinaggio che diviene recinto, terra santa dove la follia attende la sua liberazione, ma dove l’uomo pratica, secondo vecchi temi, una specie di separazione rituale».

Michel Foucalt

Lo stesso Foucalt che negli anni ’70 insieme a  Erving Goffman, Ronald Laing, Noam Chomsky e Robert Castel e Franco Basaglia partecipò alla ricerca Crimini di pace che sarebbe stata il punto di inizio del percorso della famosissima Legge Basaglia, con cui nel 1978 si chiusero proprio quei manicomi che modelli come quello di Geel avrebbero voluto soppiantare.

Sitografia:
Bibliografia di approfondimento:
Fonti immagini:
  1. Santa Dinfna
  2. Santodelgiorno
  3. Santa Dinfna

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